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Live: NEVER GIVE UP II Fest @ Calypso (CA) - 12/06/2009 [Evento Rockstars]
Hanno calcato il palco: NANOWAR OF STEEL, Chaoswave, Alcoholic Alliance Disciples (in sostituzione dei Burning Ground che per motivi lavorativi non hanno potuto partecipare), Effelle, Intrazione, Terroway, Shardana, Abominio, NeraVendetta, Contraband

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E' un forte vento di maestrale ad accoglierci quando attorno alle 17 ci apprestiamo a raggiungere la spiaggia del Poetto. Quest' oggi infatti si terrà il primo evento puramente metal targato Rockstars della stagione 2009, il Never Give up Festival pt II. Il Calypso, celebre chiosco della settima fermata, accoglie già al di sotto del suo capanno i primi e accaldati metal heads accorsi per ripararsi dal sole cocente, mentre al di fuori del tendone i più coraggiosi osservano quelli che sono gli ultimi preparativi per l'esibizione dei romanissimi Nanowar of Steel.

Tra due chiacchiere qua e là, una birra e una sigaretta si fanno le 18.30 ed ecco salire sul palco la prima band dell' evento: i CONTRABAND. I cinque propongono un repertorio di sano hard rock targato Slash e Velvet Revolver, dimostrando con uno spirito genuino quanto la loro musica di saperci fare su quel palco. Tra una "Slither" dei Velvet Revolver e una "Mr. Brownstone" dei Guns'n'Roses vediamo l'audience ora un po' più numerosa muovere la testa e i piedi a tempo sotto un sole che ancora non lascia tregua.

Sono le 19 quando, dopo un rapido cambio palco, cominciano senza perdite di tempo i NERAVENDETTA. I loro riff gelidi raffreddano l'ambiente, avvolgendo il pubblico in un Black Metal di chiaro stampo scandinavo. I corposi riff di chitarra e le tastiere sono scanditi da una batteria martellante che risalta le doti dinamiche del batterista. Seppur il loro repertorio sia completamente inedito, la loro compattezza nell'esecuzione convince e coinvolge, lasciando positivamente impressionati anche chi non è solito digerire un genere non alla portata di tutti come il Black Metal. La band lascia sicuramente ben sperare, data anche la loro giovane età. Ci auguriamo di rivederli presto su un palco, magari con una posizione di maggiore rilievo.

Quando gli ABOMINIO guadagnano il palco il sole è basso e il maestrale sempre più intenso ci costringe a coprirci un po' di più mentre la temperatura scende. Vista la scaletta della band potremmo tranquillamente considerarli una tribute band dei grandi Megadeth, dato che il repertorio dei nostri consta in 4 pezzi del quintetto americano. C'è da dire che sono in molti a eseguire cover dei i Megadeth, ma davvero in pochi si avventurano nelle splendide quanto difficili canzoni di Rust in Peace e con Hangar 18 gli Abominio han dimostrato di saper il fatto loro. Una particolare lode va al lavoro chitarristico praticamente impeccabile.

Sono le 20 circa quando si torna alla musica inedita con i battaglieri SHARDANA. Si scatena sul palco una vera e propria tempesta di capelli, ritmata da tempi prima cadenzati poi tirati, dando cosí una miscela che mette in risalto la duttilitá dei brani proposti. Il sound prende spunto dal Viking e dall'Epic metal, sfornando quel che pure loro definiscono Battle Metal, sulle orme dei finlandesi Turisas. Dopo Me the Wolf, Sa Battalla, Sa Sedda e Su Dialu, la set list si conclude in tributo ai Grave Digger, con Rebellion.

La serata procede nel migliore dei modi, sebbene la quantità di gente affluita nei pressi del palco sembra essersi stabilizzata in maniera non proprio soddisfacente per un festival di tale portata. Ma non è sicuramente un problema per gli INTRAZIONE, la cui decennale esperienza e il contratto con la Zeta Factory sono una garanzia che viene rispettata. Il sound massiccio e le ritmiche cadenzate non lasciano dubbi. Un crossover fortemente influenzato dai Disturbed, ma con cantato in italiano. E che cantato! La prestazione del frontman è degna di nota tra le altre cose per la padronanza di stili canori che variano da un raschiato violentissimo a una voce pulita che non perde di intensità neanche sulle note più alte. Aprono con Ruggine, seguita da Origine Virale part II e Cerchio di fuoco, per chiudere con Rischio di Diventare Pazzo.

Si va avanti e dopo un rapido cambio piatti e un'altrettanta repentina sistemazione degli strumentisti i TERRORWAY mettono subito in chiaro la situazione. Potenza, precisione e tecnica. La band, di chiaro stampo Meshuggah, dimostra di sfruttare a pieno le potenzialità del genere, sfornando tempi dispari conditi da riff di chitarra aggressivi che insieme ai giri di basso e ad una voce graffiante creano un suono unico e compatto. La performance si conclude con due cavalli di battaglia del metal americano: Revolution is my Name dei Pantera e Bleed for Me dei Black Label Society. Al momento di questi ultimi due brani tanti nuovi volti compaiono presi dall'euforia al di sotto del palco, cantando e pogando, cominciando a riempire in maniera degna di tale nome il tratto di spiaggia innanzi al palco.

Il buio è ormai totale e a squarciarlo sono gli EFFELLE il cui sport, come afferma giustamente il cantante a metà del loro show, è quello di suonare. Possiamo affermare con certezza che loro lo sport lo praticano a livello agonistico e con successo. La presenza sul palco è alle stelle e il pogo è furioso sotto le note di un crossover che non conosce barriere musicali e che spazia dal rap al punk al metal, ne è la conferma. Una performance perfettamente riuscita la loro, a cui auguriamo di trovare il successo che meritano al più presto.

Sono le 22.30 passate ormai e il chiosco pullula di gente in ogni sua parte, ai tavoli, al banco e sotto al palco, a dimostrazione che la serata procede nel migliore dei modi possibile. La scaletta, che in origine prevedeva i Burning Ground, viene modificata all'ultimo (ndr. Maurizio, continua a sentirti in colpa per la tua assenza!) e dunque a calcare il palco del Never Give Up sono adesso gli ALCOHOLIC ALLIANCE DISCIPLES. Il loro sound southern/blues metal di chiara matrice Zakk Wyldeiana si dimostra, tra armonici artificiali e ritmiche granitiche, compatto e ben amalgamato, rendendo la performance dei cinque, decisamente efficace. Anche in questo caso è degna di nota la prestazione canora del frontman, il cui timbro si rivela essere quanto di più azzeccato possa esserci da queste parti per il genere. La quantità di gente accorsa ad assistere allo show continua incredibilmente ad aumentare facendo arrivare le aspettative per gli ultimi tre gruppi del festival alle stelle.

Salgono quindi i thrashosissimi COMA, formazione cagliaritana che da anni tiene vivo da queste parti lo spirito del genere. Il loro show comincia nel migliore dei modi, diretto e violento ma già dalla seconda canzone i problemi tecnici cominciano ad assalirli e la chitarra principale sparisce quasi per l'intera durata del brano. La band non si lascia certamente buttare giù e il frontman Antonio Sanna continua con carisma e sicurezza a tenere il palco nonostante l'inconveniente. Ecco però che appena la situazione si ristabilizza e sembra proseguire con il giusto ritmo, è la seconda chitarra a svanire. La sfortuna sembra proprio perseguitarli e purtroppo tutti questi fatti andranno parzialmente a intaccare la performance dei thrasher che nonostante tutto riescon a eseguire 2 brani loro, 2 cover dei Metallica e una degli Slayer. Siamo comunque tutti certi del fatto che si rifaranno molto presto dell'accaduto.

E' quasi mezzanotte quando il penultimo gruppo, uno dei pochi che continua a tenere alto l'onore del metal made in Sardinia al di fuori dall'Italia, guadagna lo stage. Ovviamente parliamo dei CHAOSWAVE. I cinque, capitanati dal danese Henrik Rangstrup (detto Guf), sono reduci abbastanza di recente dalla pubblicazione del loro ultimo lavoro in studio, le cui recensioni sono state positive in tutto il mondo. Sembra che il futuro per questa validissima band sia sempre più roseo e noi che li conosciamo bene, gli auguriamo con sincerità che sia così. La tracklist del quintetto comprende i brani più efficaci e più sentiti in live del loro repertorio, tra cui spiccano la violenta Rise, 10 Years of Denial (il cui video viene trasmesso da Rock TV!) e "la canzone dell'amore", conosciuta col titolo di Blind Eye Focus. Il sound, diversi gradini in alto rispetto a quello delle band che li hanno preceduti, mischiati a una complicità sul palco tra i due frontman e il resto della band, fanno sì che l'esibizione dei Chaoswave risulti la più riuscita, seconda probabilmente solo a quella degli headliner dell'evento.

"NA-NO-WAR! NA-NO-WAR! NA-NO-WAR!".
È l' 1.30 quando il pubblico, circa 250 persone, li acclama a gran voce. I paladini del Metal non si fanno attendere e salgano sul palco di gran carriera sfoggiando un look da veri "true". Un drago omofono dietro le pelli, un fiore al basso, Aladino alla chitarra e un vero vikingo armato di un pollo spennato al microfono, rispettivamente Uinonaraider, GattoPanceri666, Abdul e Potowotominimak: i NANOWAR OF STEEL. Non si poteva che iniziare con "Trycicle of Steel", track di "Other Band Plays, Nanowar gay!". Il pubblico sardo risponde, canta il chorus con la band e batte le mani a tempo. I Nanowar of Steel dimostrano subito di saperci fare con l'audiance, coinvolgendola costantemente nelle gag e nei giochi che conducono sul palco. In un modo o nell'altro è sempre Potowotominimak ad avere la peggio, o meglio il suo fondoschiena, ma è tutto diretto all'intrattenimento della folla, che per tutto il concerto si rende volentieri partecipe con mani e voce, come nel caso di "The Power of the Power of the Power of the Power of the Great Sword" cantata a svariate velocitá: l'arte di far durare 10 minuti una canzone di 8 secondi. Oltre ad intrattenere con la loro simpatica ironia, i Nanowar colpiscono anche musicalmente, dimostrando di avere un perfetto controllo dei rispettivi strumenti. La sessione ritmica, compatta e precisa, non lascia vuoti quando la chitarra va in solo e la voce non perde potenza fino alla fine del concerto, condita con delle pregevoli back vocals. Insomma, i Nanowar of Steel non sono solo dei ragazzi con uno spiccato senso dell'umorismo, ma anche degli ottimi musicisti e questo connubio è probabilmente il fattore determinante della loro popolaritá. L'esibizione dei romanissimi si conclude con un must, "Master of Pizza", con il quale i Nanowar of Steel salutano un pubblico che ancora non ne ha abbastanza e invoca un altro bis, ma l'ora è tarda e per quest'occasione i metallers sardi dovranno accontentarsi dell'overdose di metal che la giornata in tutto il suo corso gli ha proposto.

Finisce dunque così questo primo appuntamento marittimo con l'heavy metal, secondo il nostro parere, riuscito nel migliore dei modi, quasi a dimostrazione che finchè ci sarà gente disposta a credere in un genere musicale che non è mai morto, questo potrà ancora unire le masse, farle cantare, divertire e saltare con note per una volta differenti da quelle solite del reggae o del pop che costantemente e senza tregua ci vengono proposte ormai da anni per le intere e bollenti estati passate in spiaggia. A buon intenditor poche parole. Un grazie agli organizzatori e a chi ha permesso che questo evento avesse luogo, ora non ci resta che aspettare pazienti il prossimo per dimostrare ancora una volta che il metallo pesante nella nostra città e ancora più vivo che mai.

Report by Roberto Sechi & Andrea Alvito
Foto By Selene Farci e Daniele Scano

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