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Spernacchia, si agita, suona e balla su una gamba sola; incanta e stravolge ogni schema musicale e, anche se senza una chioma incontrollabile O una barba sregolata, Lui (Ian Anderson, 62 anni) è sempre lì ad agitare il flauto e a regalare, per i più nostalgici e non, un tuffo nel passato: il passato della musica fatta per divertirsi e per divertire.
Insieme a lui altri dinosauri del Rock: in prima fila Martin Barre che delizia il pubblico con riff e assoli d’altri tempi che vanno dal Prog-Rock al Blues più puro. Alla sezione ritmica il gigante (non solo musicalmente) Doane Perry, coadiuvato dal settimo bassista dei Tull, David Goodier, non fa rimpiangere Jeffrey Hammond, mitico e intramontabile bassista originario. Alla tastiera il finto giovane (rispetto al resto della band) John O’Hara. Tutti riuniti per il Tour europeo con tappa a Sarroch per il Summer Groove del primo luglio, organizzato dalla Vox Day.
Il palco è ancora buio quando i componenti della band entrano in scena di fronte a duemilacinquecento persone. Si parte con un omaggio ai quarant'anni dei Jethro Tull con una canzone tratta dall'album “Stend Up“ del 1969 dal titolo “ Nothing Is Easy “.
Ian non si fa attendere e compare roteando e ballando. La voce non è piu quella di un tempo, ma il fiato c’è tutto e delega al suo fidatissimo flauto l'arduo compito di trasmettere le emozioni che la voce sa regalare.
Una canzone dopo l’altra, Ian e soci mostrano al pubblico i piu grandi dei loro successi, soffermandosi soprattutto sui primi album che li consacrarono nel firmamento del Rock . Si mischiano i ritmi più blues, come in “ A New Day Yesterday “ del 1969, con le sonorità hippy e controverse di “Beggar’s Farm“, tratta dal “ This Was“, album debutto del 1968.
Ian, da vero mattatore, intrattiene il pubblico con ampie e divertenti introduzioni, in una delle quali dice
“Questa è la canzone durante la quale la gente va al gabinetto" per enfatizzare l’arrivo di un grande classico: Bach influenzò la musicalità dei Tull e loro rispondono dedicando a lui una rivisitazione del celebre "Boureè", che negli anni è una delle canzoni dei Tull più apprezzate, in cui ogni componente della band mostra il suo vero potenziale tecnico .
Ian Anderson cominciò a 20 anni a suonare il flauto ispiratoai Jazzisti del suo tempo; influenza che si rispecchia nella funambolica "Serenade to a Cockoo", anche questa una canzone completamente strumentale che inizia solamente con il flauto e un accenno di batteria in un crescendo sempre più incalzante.
La versatilità dei componenti fa capolino quando Doane Perry (batteria) si siede davanti a tutti con due bonghetti, mentre Martin Barre e John H’Oara impugnano dei flauti dolci e Ian imbraccia una chitarrina da menestrello. Poche note di chitarra e parte una canzone tratta dal loro piu celebre album “ Aqualung “ chiamata “Mother Goose“.
“Thick as a Brick“, dall'omonimo album del 1972, apre la sessione dedicata al loro momento Prog. “Ci stava andando tutto bene finche non è arrivato il Prog Rock“: parole di Ian. Il pezzo composto da due altre canzoni che si mescolano tra di loro in un medley accattivante nel sound e nei cambi di tempo.
D'un tratto buio.
Una sola luce rossa a illuminare Martin Barre che, con solo 3 note, pesantissime, fa sussultare i duemilacinquecento Tull’s fan. Parte la canzone più tagliente per testo e ritmo; la più ballabile e la più cantabile:
inno anti religioso del 1971, in cui Ian incarna le sembianze di un Barbone pazzo chiamato “Aqualung“ . La canzone è appunto “Aqualung“, perfetta sotto ogni punto di vista, emozionante al punto giusto, in cui la gola di Ian e del pubblico si stringe in un soffocante urlo di ribellione.
Unico Bis della serata è un altro pezzo tratto da “Aqualung“ chiamato “Locomotive Breath“: un incalzante crescendo a simboleggiare la potenza e l’incisività di una locomotiva come i Jethro Tull nella storia del rock.
Nota personale: se mia nonna avesse avuto una ruota sarebbe stata una carriola. Se mio nonno avesse avuto quattro palle sarebbe stato uno dei Jethro Tull.
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