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L’album che mi accingo a recensire, è tra quelli più sorprendenti del 2007, ormai giunto al termine. Ciò che mi ha stupito del nuovo lavoro, nonostante a detta della critica non aggiunge molto a quanto prodotto in passato, riguarda il songwriting che, nel complesso, può essere considerato ad altissimi livelli sfornando un tellurico brutal Grind/Death mai fine a sé stesso, associando alla furia distruttiva del combo di Sanders & co , atmosfere davvero suggestive ambientate sempre nell’Antico Egitto intriso di sofferenza degnamente rappresentata dai nostri, lasciando spesso spazio ad assoli al fulmicotone, e quel senso melodico delle scale armoniche che si susseguono vorticosamente.
Ad aprire le danze ci pensa, ‘What Can Be Safely Written’ con un intro pomposo che immerge l’ascoltatore in quel alone di mistero dei miti egizi, per partire in quarta con un arrembante drumming inizialmente introdotto da un mid-tempo che spinge il brano ad una velocità di esecuzione sensazionale, ‘As He Creates, So He Destroys ‘, non fa altro che proseguire nella sua furia distruttiva, la title track che con incedere marziale ed un riffing tagliente e preciso nella parte ritmica impartisce un groove convincente, senza calo alcuno.
Il resto dei brani si mantiene su quanto detto, inserendo spesso delle ritmiche pesanti drasticamente rallentate tipicamente doomy , in particolare ‘Eat of the Dead’ in cui, i pedali della gran cassa sono pestati pesantemente , un growl accompagnato da riffing di chitarre esasperanti creano un che di catacombale, ad ogni modo, il brano più rappresentativo sicuramente.
Una cosa è certa: trovare una band, che riesca a fondere melodia, atmosfera ed iper-velocità con immancabili rallentamenti in fase di performing non è cosa da poco, direi da applauso. Da far vostro subito, un album imperdibile!!
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