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Era il 2001
quando una giovanissima band di Richmond, Virginia, si presentava con demo che
presto li avrebbe proiettati dove molti musicisti sognano. Il demo si
intitolava “Municipal Waste”, dell’omonima band: quei quattro psicotici
gettarano nella mischia un disco Thrash/Crossover come non se ne sentivano da
anni, sullo stile di leggende come i D.R.I., i Nuclear Assault, i Wehrmacht, i
Vio-lence.
Inutile dire che
quel demo fece il botto, ed arrivò quasi subito il deal per una label
d’oltreoceano, la Six Weeks, casa discografica satellite della ben più nota
Earache, che pubblica il disco d’esordio dei Municipal Waste: “Waste ‘em All”.
All’incredibile successo fra critica e pubblico, fanno seguito dei live shows
roventissimi, che portano i giovanotti in questione ad esser definiti una delle
migliori live band del Pianeta.
La Earache
decide di passarli nel main roster, ed esce così il secondo capitolo della loro
saga: “Hazardous Mutation”. Un album che percorre gli stessi sentieri del
predecessore e che vanta pezzi che sono ormai dei veri e propri cavalli di
battaglia per la band americana, come “The Thrashin’ of Christ” e “Unleash The
Bastards”.
Passano
solamente due anni e nel 2007, sempre per Earache, i Municipal Waste arrivano
alla prova del nove: si sa che per ogni gruppo, la grande prova da affrontare è
quella del terzo disco. Se col primo sei uscito alla grande e col secondo ti
sei riconfermato, è il terzo disco che ti dirà chiaramente chi sei: una band
destinata a far strada, o una pronta a finire nel dimenticatoio.
Ebbene, con “The
Art of Partying”, i Municpal Waste entrano di diritto nell’Olimpo del Thrash
Metal! Ancora una volta l’incredibile amalgama di Thrash ed Hardcore dei
virginiani creerà non pochi scombussolamenti al povero ascoltatore.
L’attitudine
birresca e festaiola dei Municipal Wate, già ampiamente dimostrata tanto nei
precedenti lavori quanto nei sempre più infuocati live set, si fa ancora più
impressionante, ed i nostri alzano il tiro con un disco a dir poco perfetto.
Non si può non muovere il capoccione (se non proprio pogare con muri ed armadi)
quando dallo stereo partono le note di canzoni come la title-track, il singolo
“Sadistic Magician”, “Beer Pressure”, “Mental Shock”… E lo stesso discorso vale
per tutti e 15 i pezzi presenti su questo album (17 se, come me, avete la
versione limitata).
Produzione
cristallina, suono potente, rapido e compatto, un paio di soluzioni coristiche
studiate decisamente apposta per essere stra-urlati a squarciagola durante i
concerti da tutto il pubblico (o per lo meno da quelli che non stanno morendo
nel moshpit).
Ci sono gruppi
che con il passare degli anni hanno mutuato il loro sound, divenendo
sostanzialmente l’ombra di se stessi (chi ha detto Metallica?). Questo credo
non accadrà mai con i Municipal Waste, quattro ragazzotti amanti del sano,
vecchio e grezzissimo Thrash-core degli anni ’80 (e non quello laccato di
oggi!). Tre dischi, tre pietre miliari, tre cazzottoni sparati dritti dritti on
your face. Se li amate come me dagli esordi, accostatevi ad occhi chiusi a “The
Art Of Partyying” e non ne rimarrete delusi. Se non li conoscete e volete
provare l’ebrezza di ascoltarli per la prima volta… beh, cazzo, stesso
discorso!!!
E come dice la
frase finale di “Born To Party”: Municipal Waste is gonna fuck you up!!
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