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Eccoci al loro decimo full-lenght ‘Sehnsucht’, in cui ritornano le atmosfere cupe, talvolta rarefatte del combo svizzero, combinando una base di darkwave/gothic a quella orchestrale che ha da sempre contraddistinto il loro sound.
In ben due brani, l’elemento electro/goth rock è più tangibile e manifesto di quanto appena accennato in passato, dallo straordinario album ’Echos’. In uno di essi, per l’esattezza ‘Mandira Nabula’, esplode in tutta la sua veemenza sin dall’attacco iniziale, con energiche plettrate di chitarra elettrica, a sostegno, un cadenzato e serrato drumming (seguito da un sostenuto riff), che si fa sempre più martellante soprattutto nei momenti più topici. Il cantato di Tilo Wolff è caratterizzato a ridosso del refrain (tra l’altro orecchiabile e difficile da dimenticare), da parti scream piuttosto laceranti, facendo capolino gli archi e i violini, così da creare il giusto mood di sofferenza e malinconia.
In un intreccio tra il lirismo e il rock, fa breccia l’incalzante ‘Feuer’, con tanto di violini, chitarre distorte e un drumming preciso, duro quanto basta.
‘Alles unter Schmerzen (A.u.S.)’, inserito fra i due brani citati, è un pezzo dalle atmosfere claustrofobiche, tetre, in cui l’attributo di “gothic”, è davvero adatto. Dalle prime battute, prevale in sottofondo la tastiera di Anne Nurmi, accompagnata dalla sola chitarra acustica che ci immerge in una sorta di limbo. Le linee vocali di Tilo sono caratterizzate da parti in pulito, fornendo come sempre prova delle sue enormi capacità interpretative; spesso la sua voce viene anche filtrata, per dare più enfasi e pathos.
Questi gli unici elementi di “novità”, nella proposta dei nuovi Lacrimosa.
Proseguendo l’ascolto di questo full, infatti, il fattore sorpresa, l’imprevedibilità che ha sempre caratterizzato (in quasi vent’anni di carriera) l’Arte, quella con l’A maiuscola del duo Tilo e Anne, va a farsi benedire!
In tutta onestà, chiunque abbia ascoltato almeno qualche album o conosca addirittura tutta (o quasi) la discografia dei Lacrimosa, trova esattamente ciò che si aspetterebbe dal loro tipico songwriting.
Ciò nonostante, i brani che seguono non dispiacciono per niente anzi, ci regalano un compendio della loro musica con trame sinfoniche e orchestrali, accompagnati da strumenti come: l’oboe, il violino, il clavicembalo, gli intrecci onirici del pianoforte di Tilo Wolff e la voce celestiale della bella Anne Nurmi. Una nota a parte, va rivolta a ‘I Lost my Star In Krasnodar’, un pezzo proteso al metal sinfonico con tanto di cori e chitarre distorte. Come anche le conclusive ‘Der Tote Winkel’ e ‘Koma’, in cui si fonde il loro riconoscibilissimo symphonic gothic metal alla musica classica, che fa assumere ai brani i connotati tipici di una rock opera.
Rispetto al predecessore ‘Lichtgestalt’, il nuovo platter sembra scevro da quell’alone soporifero di cui era permeato nelle composizioni spesso lente, giù di corda dopo i primi due brani, ’Sapphire’ e ‘Kelch Der Liebe’, sicuramente più vari e piacevolmente “movimentati”.
C’è da riconoscere, peraltro, un ritrovato brio compositivo, più variegato rispetto al recente passato, atto a farli ritornare in pista dopo ben quattro anni di assenza dalle scene, con un album che non deluderà certo i fans più sfegatati. Bentornati!
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