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GUNS'N'ROSES - Chinese Democracy

Album 2008 - Geffen Records


Nessuno, neanche il più sfegatato dei fans si aspettava un ritorno sugli stessi fragorosi toni con cui i Guns'n'Roses debuttarono nel 1987. Ad un anno dalla pubblicazione di Chinese Democracy si può ormai dire che Mr. William Axl Rose ha toppato di brutto. Il primo album di inediti dal 1991 avrebbe potuto rilanciarlo o affossarlo definitivamente. Quindici anni per un album sono troppi per chiunque, soprattutto per una casa discografica che sborsa tredici milioni di dollari per produrre un disco che forse non ripagherà neanche metà di ciò che è costato. Axl Rose ha passato ciò che rimaneva degli anni 90 per epurare, al ritmo di uno l'anno, tutti meno uno dei componenti che l'avevano accompagnato nel massacrante Use your illusion tour. Steven e Izzy se ne erano già andati (o messi alla porta, chissà, il confine è assai sottile), poi in successione vennero messi alla porta Gilby Clarke, Slash, Matt Sorum e infine Duff McKagan. Ridotta la band a una ciurma di turnisti, e ormai libero di fare ciò che voleva, ci si aspettava molto da Axl. Nel 1999 parlò per la prima volta dell'imminente uscita del nuovo album. Aveva raccolto attorno a sé numerosi musicisti poco conosciuti ma dotati di ottima tecnica come i chitarristi Robin Finck (Nine Inch Nails) e Buckethead, alternato batteristi come Brian Mantia (Primus)e Josh Freese (A Perfect Circle) e conservato il fido Dizzy Reed alle tastiere. All'uscita dell'album, a novembre 2008, parve subito strano che il frontman non si dedicò per nulla al lancio del disco, niente apparizioni in tv, niente video, nessun annuncio di tour. Sparito nel nulla. Qualche giorno fa é balzato nuovamente alle cronache per una quasi rissa all'aeroporto di Los Angeles. Ma passiamo al disco. La prima track, omonima dell'album, parte in sordina, rumori di suburbi in sottofondo, poi riff di chitarra violentissimo, proseguendo ricorda vagamente Welcome to the jungle, come inizio, c'è poco di cui lamentarsi. Shacklers' Revenge, indefinibile, sembrerebbe un misto di punk e industrial, tolto l'inconfondibile timbro di Axl non sembrano nemmeno i Guns; non male comunque. Better è più tranquilla, versa più sull'elettronica con Axl che si abbandona a tratti di falsetto abbastanza discutibile. Street of Dreams, finalmente una ballata, che novità! Girava da tempo su internet col nome di “The Blues”. Canzone carina ed orecchiabile, ma Estranged è un'altra cosa, e con If the world, siamo sullo stesso piano della track precedente. TWAT (There was a Time) e Catcher in the rye non cambiano granchè, in apnea si arriva a Scraped, rulla bene, sembra la gemella di Shackler, finalmente si torna a risentire un po' di hard rock dopo avere ormai perso ogni speranza. Riad n' Bedouins ha un bell'intro stile Pretty tied up Track 8, Use Your Illusion II), poi riprende la linea della traccia precedente. Sorry, cantata da Axl col supporto di Sebastian Bach, ovviamente sotterrato dal rosso a livello vocale, gran bel pezzo, un'altra power ballad in pieno stile Guns post Appetite, ma vista la durata (eterna), con poche idee. Qualcuno sussurra sia la cronaca dell'ultimo colloquio di Axl con Slash. I.R.S. ...mah, continuiamo sulla stessa linea, cambia ben poco. Madagascar: che dire? Era l'inedito più famoso che girava su internet dal Rock in Rio 2001. La versione live è certamente più coinvolgente di quella in studio, ma ci troviamo davanti a un pezzo finalmente degno, al pari di Don't cry, Estranged e November Rain; per quanto mi riguarda è perfino meglio, poderosa e celestiale, vale da sola quasi quanto l'intero disco. Qui, rispetto alla maggior parte dei pezzi, riesco finalmente a seguire il basso. This i love, ballatina che concilia il sonno meglio della valeriana, ascoltandola riprendo a chiedermi se ho comprato un disco dei Guns o di Billie Joel; ciò vale anche per Prostitute, lenta ma decisamente più pop, comunque niente di eclatante. In definitiva, tolte tutte le opinioni che tutto hanno a che vedere tranne che con la musica, questi non sono certo i Guns n' Roses, chè ne dica Axl che un suo disco solista sarebbe stato completamente diverso. La band non esiste, tutti buoni musicisti, tecnicamente superiori ai cari vecchi Guns di Appetite, e proprio per questo del tutto inadatti al ruolo. Del rock n' roll grezzo, sporco e stradaiolo che li ha consacrati non vi è traccia. Il disco soffre troppo l'intervento dell'elettronica in fase di mixaggio, e l'uso delle chitarre, ben quattro, talmente esteso da risultare nauseante a tratti. Cosa vuoi che facciano vien da dire, è il loro marchio di fabbrica, certo, ma la musica è fatta anche di altro. Slash e Duff hanno dichiarato Chinese un ottimo lavoro; Steven Adler, in una pausa dalla tossicodipendenza ha dichiarato: “Avrebbe dovuto fare doppio platino in una settimana; Appetite funzionava perchè era fatto da cinque persone, gli Illusions sarebbero stati ancora più grandi se li avessero registrati come nei demo. Questo disco ha una sola testa pensante, e il risultato lo avete sentito”. Chiaro, secco, preciso!

Recensione di Igor Carta

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TRACKLIST

01. Chinese Democracy [04.43]
02. Shackler's Revenge [03.37]
03. Better [04.58]
04. Street of Dreams [04.46]
05. If the World [04.54]
06. There Was a Time [06.41]
07. Catcher in the Rye [05.53]
08. Scraped [03.30]
09. Riad n' the Bedouins [04.10]
10. Sorry [06.14]
11. I.R.S. [04.28]
12. Madagascar [05.38]
13. This I Love [05.34]
14. Prostitute [06.15]



 

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