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I
Re indiscussi del Doom Metal, sono tornati! Lo fanno con un album che di
nuovo ha giusto l’approccio più aggressivo, e Messiah fa egregiamente
il suo dovere offrendo si il pathos di sempre, ma con un cantato diverso
da quello che eravamo soliti ascoltare, più “recitato” come se stesse
raccontando una storia,abbandonando di poco il canto vibrato, non mancando
nei suoi tipici gorgheggi, in alcune canzoni, ma non aggiunge molto di
quanto abbiamo sentito, se non la
volontà di tornare a suonare insieme.
Ad ogni modo, partono con “Black Dwarf” dall’impatto granitico che
per certi versi ricordano i Judas di vecchio stampo, non dico che abbiano
copiato per carità, il loro stile è indiscusso, per proseguire con la
trascinante “Seven Silver Keys e , per rendervi l’idea del concetto
“recitativo” i brani che seguono: “Assissin of the Light, ed in
particolare “Copernicus” in cui raggiungono il massimo in quanto ad
energia, ed interpretazione davvero epica, come epico è il pezzo in
questione, davvero sbalorditivo!! Dopo la strumentale “The Man Who Fell
From the Sky”, nei loro standard di sempre a cui ci hanno abituato sin
dai tempi di Epicus Doomicus Metallicus e
Nightfall, “Witches” strabilia per un incedere claustrofobico,
oppressivo e pesante con quel pizzico di modernità nella produzione, che
caratterizza un po’ tutti i brani i rimanenti si rifanno a aeoni degli
anni ottanta con tanto di virtuosi assoli davvero encomiabili, da notare
una” Spellbreaker”, che non fa dimenticare l’album “Tales of
Creation, per intensità, qui il vibrato è più presente che nel resto
dell’album. Per farvela breve, sono gli stessi di un tempo, ma con una
marcia in più sia nel songwriting, che in fase di mixaggio che rendono il
loro pezzi, più adattabili ai giorni nostri. Si perché, chi si aspettava
un cd che si limitasse a fare l’eco dei bei tempi passati, stanco dovrà
ricredersi, perché c’è tutto l’ardore e voglia di suonare fottuto
heavy.
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